Lasciamo la frenesia di Kuala Lumpur, per raggiungere la più antica foresta tropicale al mondo, Taman Negara. Un viaggio apparentemente infinito considerando che ci vogliono circa 4 ore di bus fino a Jetty e altrettante di piroga – lungo il Tembeling River – fino al villaggio di Kuala Tahan.

Il clima qui è ancora più umido, ad accoglierci nella struttura di “viaggiatori backpackers” é Anah. Una ragazza cinomalese, che 20 anni fa ha deciso di lasciare la caotica Kuala Lumpur per rifugiarsi qui nella natura. Accoglie i turisti in maniera bizzarra, con modalità apparentemente dure. Detta regole precise ma poi bastano pochi sguardi per riconoscerci e abbattere quella corazza non solo culturale ma semplicemente umana. Iniziamo subito a chiacchierare scoprendo così una viaggiatrice e donna aperta e libera dagli schemi sociali e culturali. Entrambe qualità abbastanza rare in un paese molto conservatore come questo.

Decidiamo di prendere una guida e entriamo subito a visitare un vicino villaggio, lungo il fiume Tembeling, dove risiedono gli Orang Asli, tra cui la Tribu dei Batek. Vivono per scelta in uno stato ancora primitivo, rifiutando la cultura moderna e i servizi del Governo. Cacciano con la cerbottana, dormono in capanne di paglia e non professano alcuna religione se non quella di sentirsi parte della natura, parte di questa foresta. Offrono poca scolarizzazione ai bambini, anche se di generazione in generazione si intravedono piccoli segni di evoluzione. Alcuni abitanti sono diventati guide, in quanto esperti della Giungla e dei segreti che ne custodisce, guadagnando dai turisti. Agili scalatori di liane, che sembrano dei macachi così come abili pionieri di piroghe, guidandole con leggerezza e maestria nonostante le difficoltà del terreno che caratterizzano il corso di questi fiumi.



Scegliamo il percorso verso Lata Berkhov, fino alle cascate del Tahan River per immergerci alla fine del cammino in un bagno rigenerante.
Entrare nella giungla ha qualcosa di potente e misterioso. Si viene assaliti da una umidità avvolgente, ogni rumore è amplificato dalla diversità di fauna e flora che vi ospitano. Non esiste un vero silenzio della natura, perché anche le foglie quando cadono creano rumori misteriosi e pesanti, attivando sensi visivi e sensoriali con la speranza di scovare qualche animale tra la vegetazione tropicale strabordante.


È difficile tenere gli occhi in alto perché i sentieri sono un dedalo di radici che creano un tutt’uno con le liane non cogliendo l’inizio e la fine di alberi secolari, che sembrano intagliati da falegnami. Le sanguisughe sono onnipresenti e nonostante le precauzioni (calzini e pantaloni lunghi) si infilano con “arroganza” ritrovandoti improvvisamente sanguinante mentre , almeno io, mi dimenavo a toglierle come una matta! Riprendiamo la piroga, facendoci cullare dalle onde e dal riflesso della vegetazione.


Lasciamo questa natura potente, per dirigerci verso la prossima tappa sulla costa, le isole Perhentian.
Il sole è ormai calato, cena e riposo.

Notte mondo!

Che meraviglia, leggere le tue parole ci fa sognare ad occhi aperti
😃
🤗🥰
leggerti significa viaggiare con te ❤️ grazie!
♥️🤗