Ci troviamo nella costa orientale Malesiana, a sud del mar della Cina, 90km in linea d’aria dal confine con la Thailandia e 250km dalla nostra Taman Negara.

Salpiamo da Kuala Besut, punto più vicino per raggiungere le isole Perhentian. Attraccare nelle isole ha sempre qualcosa di magico, la barca rallenta i motori, la costa prende sempre più forma e i passeggeri si alzano trepidanti e curiosi cercando di scorgere in anteprima colori, forme, natura. È come un regalo ancora da scartare, si fantastica sul contenuto osservando ancora solo la forma.

“Prima tappa Kencil, Fisherman village!”
È la nostra!
Iniziamo a scoprire le Perhentian dall’isola più piccola e dal villaggio dei pescatori, unico insediamento permanente durante l’anno. Si respira quotidianità, dai bambini malesi che giocano per le vie, ai suoni di preghiera della vicina e unica Moschea, fino ai motorini che girano per le vie, quelle tipiche isolane.


La sera, ci intratteniamo a parlare con un signore francese, Claude Alexandre, 68 anni, ha girato il mondo facendo l’insegnante di immersioni ma, da bravo francese, non spiccica una parola di inglese. Così con piacere rispolvero il mio di francese, e come spesso accade in queste occasioni, ci racconta tutta la sua vita! Viaggi, disastri e gioie familiari. L’indomani sarebbe partito per Bali, 1 mese, per tornare in Francia a settembre. Spirito libero, desideroso di vita e avventura.
Ci salutiamo come se ci conoscessimo da sempre e come sempre non ci rivedremo.



L’isola Besar (la più grande) dista pochi miglia dalla piccola. Iniziamo il nostro giro in barca la mattina presto, ci tuffiamo nei punti più belli per fare snorkeling.

Nuotiamo in veri e propri acquari marini, mille specie di pesci buffi e colorati si avvicinano senza particolare timore quasi a volerci restituire baci sulla telecamera mentre ci scrutano curiosi con i loro occhioni.



“Turtle, where are youuuuu?!?!” urla il nostro driver boat, così ci immergiamo di nuovo e una gigantesca tartaruga si palesa al fondale con il suo immancabile stile pacioso ed elegante.

Torniamo a trovarla il giorno a seguire, quando la folla di turisti è a pranzo…. per godercela fino in fondo scoprendone anche altre sul fondale. Nuotare insieme alle tartarughe ha qualcosa di magico, si muovono leggere mangiando alghe ed erba marina, per poi risalire in superficie per riprendere fiato. Solo quando si staccano dal fondale notiamo delle remore (pesci simili a squaletti) attaccate sul ventre come ventose. Le abbiamo osservate da vicino, con i loro occhioni profondi e sereni, frenando la nostra voglia di abbracciarle e toccarle.




Poi è la volta dei “baby sharks“, che sguizzano veloci, con fare più diffidente. Solo una volta risaliti in barca Ale mi “informa” che uno squalo più grande era proprio sotto le mie gambe, ma….in fondo non valeva la pena (ed è stato un bene) avvisarmi in quel momento!!!!

Concludiamo la nostra permanenza dirigendoci verso Rawa Island. Un vero paradiso per gli amanti dello snorkeling, nuotando insieme a Nemo, razze, polipi, lungo la barriera corallina.



Condividere le immersioni anche con la gente locale ci ha permesso di cogliere altre sfumature culturali. Come vedere i malesi nuotare o farsi la doccia (buttandosi secchi d’acqua) rimanendo sempre completamente vestiti, le donne anche con il “tudung” (velo islamico).


Oppure, gruppi di ragazze molto giovani divertirsi a fare i selfie, nelle più comuni espressioni social, con i loro lunghi abiti scuri, mentre nella spiaggia rovente si percepivano ancora e sempre 40 gradi.

Lasciamo questo lembo di terra, assolati e rigenerati, pronti per tornare nella Jungla.



Prossima tappa: Sabah, Borneo malese.
Direzione.. Orangután.

Grazie per aver condiviso questo racconto e queste belle immagini! ❤️
🥰🤗