In fondo, le premesse che sarebbe stata un’avventura sopra le righe c’erano fin dall’inizio!
Durante lo sciopero generale dei trasporti, io e Louise ci dirigiamo a Roma Termini, direzione Francavilla, con coincidenza treno a Pescara. Nonostante il panico generale, i nostri treni risultano garantiti raggiungendo destinazione in orario.
Partiamo cariche sia emotivamente che per il peso delle nostre borse! E mentre raggiungiamo il nostro B&B dalla stazione, riaffiorano in Jessi ricordi di infanzia, legati a Francavilla, che mi emozionano particolarmente, strappandoci anche delle risate malinconiche.

Da Francavilla a Ortona… passando per Tollo
Per questo lungo weekend di ponte del 2 giugno, decidiamo di percorrere la ciclovia della Via Verde, con partenza da Ortona, essendo pericoloso il tratto da Francavilla. Cosi il giorno a seguire, tra risate e chiacchiere saliamo sul treno…. ma distratte, scendiamo a Tollo Canosa Sannita. Mancavano gli ultimi dieci minuti di tratta, che renderanno questa “Roma – Ortona” la più infinita di qualsiasi altro viaggio fatto assieme, anche dall’altra parte del mondo!
Nell’attesa della coincidenza per Ortona, ci fermiamo al bar della stazione di Tollo, sorseggiando qualcosa di fresco e rigenerante per il caldo sempre più opprimente. Una coppia di locali al tavolino accanto, ci offre degli arrosticini alle 11.30 del mattino…. Con quel fare ospitale che solo nei piccoli paesini si riscopre in tutta la sua essenza.
Salvo qualche perplessità iniziale, alla fine Jessi accetta, rivelandosi gli arrosticini più buoni e inaspettati di tutta la nostra permanenza!

Via Verde: trabocchi, mare e deviazione wild
Alle 15 ritiriamo finalmente le nostre bici muscolari a Ortona. Montiamo le sacche e, rispetto ai nostri programmi iniziali, decidiamo di percorrere tutta la Via Verde fino a San Salvo, in un’unica giornata. In fondo, “E’ TUTTA DRITTA!” ci diciamo. Illuse.

Maciniamo i primi chilometri, godendoci la costiera e i meravigliosi trabocchi che si stagliano lungo il percorso, tra pause e foto di rito. Dopo Fossacesia, un tratto di statale rompe la pace del percorso, ma rientriamo presto nella ciclabile a Torino di Sangro ancora ignare che da cicliste “in graziella” ci saremmo trasformate in bikers “da enduro”!

Infatti, superata Marina Casalbordino, scopriamo che il tratto nella Riserva Naturale di Punta Aderci è chiuso per frana, obbligando noi ciclisti alla deviazione wild verso l’entroterra non chiaramente segnalata e generando diversi dubbi sulla direzione anche per gli altri viandanti che incontravamo.

Durante questo tratto impervio e ciottolato ci rendiamo conto che, tra i chilometri ancora da percorrere e la luce che stava rapidamente calando, era necessario accelerare il passo.
Le cadute si susseguono, complice sia il peso delle sacche che gli ostacoli continui lungo il percorso.
A un certo punto sento un urlo improvviso. Mi volto, mollo la bici e corro verso Jessi che con il suo solito atteggiamento positivo e rassicurante, cerca subito di farmi credere che fosse tutto sotto controllo.. Peccato che fosse quasi finita in un fosso!!
Proseguiamo, tra risate isteriche e timore reciproco di ritrovarci al buio, ancora lontane dalla “civiltà”, mentre un tramonto “Adriatico” comincia a tingere la vegetazione e il timido mare in lontananza, regalandoci uno dei paesaggi più belli sulla Punta Aderci.
Quando arriva il momento di accendere le luci delle bici, realizziamo che non funzionano in entrambe, cosi prese dallo sconforto avvisiamo subito il noleggio trasferendo tutta la gravità e il risentimento per avercele consegnate in quelle condizioni!
È stato un susseguirsi continuo di emozioni, ogni momento di apparente sconforto lasciava subito spazio a nuove sensazioni, altrettanto intense. Cogliendo le piccole sfumature di questa vigilia d’estate, come una luna splendida, piena e luminosa:
“Jessi, sarà lei a guidarci e a tenere lontane le nostre paure!”
La notte più lunga: da Vasto Marina a San Salvo
Lasciamo finalmente alle spalle la deviazione wild per percorrere una nuova deviazione sulla statale che costeggia la zona industriale, mentre l’umidità si percepiva sempre più intensa sulla pelle, complice anche il sole della giornata.
Alle 21.30 finalmente raggiungiamo Vasto Marina. La civiltà.
Strusci di famiglie sul lungomare, musica popolare assordante che rompeva la pace e il silenzio del nostro percorso. Dovevamo mangiare, cosi ci facciamo consigliare un posto veloce dove consumare un pasto e poter ripartire per l’ultimo tratto fino a San Salvo.
Dopo esserci cosi rifocillate da Fernando, uno street food sotto la pinetina di Vasto Marina, rimontiamo in bici direzione B&B… che nel mentre ci aveva date giustamente per disperse!
In quest’ultimo tratto, la Via Verde si inoltra nella pineta, per fortuna illuminata. Qui incontriamo istrici, volpi e persino qualche rumore di cinghiale tra i cespugli, ai quali rispondiamo facendo sentire la nostra presenza con un ironico e liberatorio “VIAAAHHH!”

Improvvisamente ci troviamo in una rotonda, dove siamo costrette ad abbandonare la ciclabile per salire verso il paese di San Salvo e lasciare la costa. E’ un ulteriore momento di sconforto, perché dobbiamo capire quale sia il percorso più sicuro e illuminato senza rischiare di essere travolte dalle auto. Cosi, mentre siamo un po’ perse, un ragazzo del posto, vedendoci in difficoltà, ci raggiunge con il suo monopattino. Ci indica la strada migliore e più sicura, regalandoci un sorriso di incoraggiamento che, in quell’istante, ci restituisce forza e motivazione.
Iniziamo a salire per il paese. Sento la testa vuota e cerco di non lasciarla contaminare con pensieri negativi. Ero sicura che ce l’avremmo fatta. Jessi, seppure a pochi metri dietro di me e con qualche segno di cedimento, tira fuori una forza inaudita.
E FINALMENTE… all’1 di notte circa… raggiungiamo il B&B.
La struttura si trova in una zona desolata, a tratti fatiscente e pacchiana. Restiamo davanti al civico, in silenzio. Una Audi bianca, con i fari accesi, è parcheggiata all’ingresso.
Vediamo aprirsi la portiera, e per un istante, la fissiamo senza parlare, unite dallo stesso pensiero “Questo scende e ci spara”.
Dopo quelli che sembrano i dieci secondi più lunghi della nostra vita, scende un uomo losco. Con un atteggiamento aggressivo e sopra le righe, ci dice: “Da dove venite??? Siete delle matte. Avete rischiato. Io guido a 200 km/h vi avrei fatte fuori subito con la mia macchina!” inizia una sorta di paternale fuori luogo, che ci lascia spiazzate. Jessi, stranita dal contesto e dal tono, risponde che siamo un medico e un avvocato, tutt’altro che sprovvedute, e soprattutto senza bisogno di lezioni a quell’ora e in quelle condizioni. Da quel momento, a conferma della sensazione iniziale, l’uomo comincia a rivolgere le domande solo a lei, evitando persino il mio sguardo.

”Jessi finalmente, un letto!”
Avevo ancora troppa adrenalina in corpo, cosi mentre cercavo di riconciliare i pensieri sul balcone della stanza, vediamo arrivare delle persone poco raccomandabili nel cortile del B&B. Io e Jessi ci nascondiamo dietro la ringhiera, cercando di non farci vedere, pregando che non si dirigano verso il nostro appartamento.
Ma così fu.
Blindate nella nostra stanza, cadiamo in un sonno profondo fino al giorno dopo.
Il ritorno verso Ortona
Il mattino ha l’oro in bocca. E nonostante le disavventure del giorno precedente, siamo di nuovo cariche. In fondo, ormai la strada la conoscevamo.
San Salvo – Ortona si sarebbe rivelata una passeggiata…almeno cosi pensavamo!
Raggiungere Marina San Salvo si è rivelata però più complicata del previsto. Le statali e la scarsa segnaletica per ciclisti, ci fa ripiombare in bivi pericolosi per la nostra incolumità. Superato lo stabilimento di Amazon, ci fermiamo di nuovo sul bordo della statale cercando un’alternativa.
Come l’acqua nel deserto, Jessi intravede improvvisamente una complanare con alcuni ciclisti. Un miraggio!
Così armate di coraggio e sotto lo schianto del sole, smontiamo le sacche, carichiamo le bici e scavalchiamo i guardrail che ci separavano dalla strada. Grande gioco di squadra e……SQUAT!
Finalmente vediamo il mare! Ci siamo… a breve saremo di nuovo nella ciclabile!

I paesaggi, anche se intravisti in notturna, ormai li sentiamo familiari. Ci godiamo il tragitto e raggiungiamo Punta Aderci, stupenda già al tramonto, quanto di giorno. Poi, un principio di colpo di calore assale Jessi e ci fermiamo subito. Ci sediamo a terra, ci rinfreschiamo e ci nutriamo con quello che avevamo preso lungo il percorso per riprendere fiato prima di proseguire.

Degni di nota sono anche gli incontri fatti lungo il percorso, da ciclisti in solitaria, sempre gentili e collaborativi, a comitive di mezza età particolarmente rumorose e poco attente, che con fare insistente ci hanno chiesto informazioni sulla direzione, arrivando quasi a bloccare la salita e a farci consumare energie inutili!

Ci fermiamo al Trabocco de Le Morge, visitiamo il Trabocco Punta Tufano, dove troviamo ancora il pescatore che ci delizia con le sue poesie. Nel frattempo il sole comincia a calare e decidiamo di cenare al Trabocco degli Ostinati, il più bello tra quelli visti. Prima di entrare, ci gustiamo delle pallotte cacio e uova, assaporando gli ultimi colori della giornata da quella prospettiva.

Sfortunatamente era tutto al completo, scoprimmo poi che anche gli altri locali lo erano. Ci ritrovammo così, nuovamente alle 21.30, senza cena e con la necessità di raggiungere il nostro B&B ad Ortona, l’unico disponibile a 2 km dalla ciclabile della Via Verde.

La proprietaria della struttura ci informa che ci sarebbe stata una salita piuttosto ripida, senza però entrare nel dettaglio del percorso più sicuro da prendere.

Cosi inizia un’altra avventura, di nuovo al buio, senza luci, con sole due alternative: statale oppure un sentiero che, secondo le indicazioni, avrebbe dovuto ricongiungersi al B&B attraversando solo la statale.
Entrambe le opzioni ci sembrano folli. La statale è buia e in salita, mentre il “sentiero” entra nel bosco fitto e completamente immerso nel buio, rischiando di incontrare persino i lupi.
Così Jessi ha un lampo di genio, decidiamo di riconsegnare le biciclette quella stessa notte, legandole davanti al negozio, per poi farci recuperare dal B&B.
Mentre nel silenzio di Ortona, cerchiamo di sistemare e mettere in sicurezza le bici, si palesa un vigilante che, giustamente, ci chiede spiegazioni. Ricordo che, nonostante la stanchezza, chiediamo di parlare con il proprietario. Una volta al telefono, parto a raffica raccontando tutta la nostra odissea, senza lasciare alcuna possibilità di replica. Anche perché, a ben vedere, le bici senza luci ce le avevano consegnate loro per primi!
Finalmente, saliamo in macchina e chiediamo al ragazzo del B&B di portarci a mangiare qualcosa. Ma anche ad Ortona, alle 23, è ormai tutto chiuso o in procinto di chiudere. Così ci accontentiamo di un gelato, giusto il necessario per recuperare un po’ di energie prima di crollare a letto.

Conclusioni di viaggio
Terminiamo questa avventura, con molte più consapevolezze di quelle con cui eravamo partite.
“Il vero viaggio non è scoprire nuove terre ma avere nuovi occhi”
E noi abbiamo imparato ad averne di nuovi, anche l’una nei confronti dell’altra, sostenendoci e incoraggiandoci in ogni momento. Nonostante le difficoltà, che oggi ricordiamo con un sorriso. Nonostante i momenti di cedimento e di sconforto, sempre compensati da risate, paesaggi meravigliosi e incontri inattesi.
Torniamo più ricche di esperienza, con la consapevolezza che nei momenti più difficili sono state l’unione, la complicità e la fiducia reciproca che hanno reso questo viaggio, il VERO viaggio!
Grazie alla mia compagna di avventure, che è stata immensamente straordinaria, tenace e caparbia.
Ad maiora semper.
